Mance USA ristorante

MANCE SI, MANCE NO? Guerra in USA sullo stipendio dei camerieri

Il 20 giugno scorso a Washington DC si è votato un referendum sulle mance, il 55% degli elettori ha deciso che non devono contare sullo stipendio. Alberghi e ristoranti dovranno riconoscere il salario minimo a tutti i dipendenti.

Nella città di Washington DC si è appena concluso un referendum sull’Iniziativa 77 per decidere se le mance del personale di sala di ristoranti, hotel e pubblici esercizi in genere dovessero contare nella definizione del salario minimo base.

L’emendamento alla legge federale è stato votato dal 55% degli elettori.

Le mance, quindi, non dovranno più contare e verrà riconosciuto a tutti lo stesso salario minimo, senza distinzioni tra chi prende le mance e chi non le prende. La paga base dei lavoratori della ristorazione e del turismo con mance, sotto il minimo, che era di 3,33 dollari l’ora, entro il 2025 dovrà sparire e arrivare a 15 dollari/ora per tutti.

Era già illegale in otto Stati, ma il District of Columbia è la prima grande città americana (nonchè capitale del Paese) a mettere fuori legge la pratica di lasciare che i datori di lavoro paghino una paga oraria più bassa ai lavoratori che prendono mance.

Cosa dice la legge federale USA sulle mance?

Secondo la legge federale statunitense, le imprese possono pagare meno del salario minimo di 7,25 dollari quelle categorie di lavoratori che ottengono la maggior parte del loro compenso in mance come camerieri, baristi e fattorini.

In base a questo sistema, in pratica, è il cliente a pagare con le sue mance gli stipendi dei lavoratori.

Il salario minimo “sotto il minimo” federale è fissato a 2,13 euro l’ora, questa cifra è stata più volte ritoccata nel tempo, sempre al ribasso. Inizialmente era il 50% del minimo, poi si decise una tariffa fissa che, tra l’altro, non è cresciuta proporzionalmente alla crescita del minimo base.

Le lobbies dei ristoratori negli USA sono e sono sempre state molto potenti.

In base a questa legge, comunque, se il lavoratore non riesce a guadagnare abbastanza per raggiungere il salario minimo completo, il datore di lavoro dovrebbe compensare la differenza. Il problema vero, alla base di tutta la polemica, è che non sempre lo fa.

Secondo un rapporto del Council of Economic Advisers di ObamaUna delle violazioni più diffuse è l’incapacità di tenere traccia delle dichiarazioni dei dipendenti sulle mance ricevute e quindi l’incapacità di “ricaricarli” se dichiarano di non avere raggiunto il salario minimo. Del resto, è impossibile tracciare le mance che vengono lasciate in contanti…

I “furti di salario” ai camerieri

Secondo i dati del Dipartimento del Lavoro USA, l’industria della ristorazione è il principale autore del “furto di salari”. Nel 2017, l’Agenzia ha denunciato 5.446 casi contro il settore della ristorazione, con 42,9 milioni di dollari di retribuzioni arretrate per 44.363 lavoratori.

Il doppio di quanto avviene nel settore delle costruzioni, che segue la ristorazione nella classifica dei comparti peggiori. Il volume dei casi continua a crescere, nel 2017 era più del doppio di quello del 2005.

Per questi motivi costringere le imprese a pagare lo stesso salario minimo a tutti i lavoratori appare come una delle soluzioni più semplici per risolvere il problema.

Nel 2014, l’amministrazione Obama suggerì che era giunto il momento per il governo federale di abolire il sistema a due livelli per gli stipendi dei camerieri, ma non riuscì a intervenire a causa delle forti resistenze.

Di nuovo, nel 2017, i Democratici hanno presentato al Congresso una proposta di legge che avrebbe innalzato il salario minimo federale e eliminato gradualmente il salario minimo, ma non ha ricevuto abbastanza sostegno.

Cosa dice la proposta di legge dell’Iniziativa 77?

Si procede, quindi, Stato per Stato, città per città. A Washington DC l’Iniziativa 77 approvata dal referendum prevede di aumentare gradualmente il salario minimo di 1,50 dollari/ ora ogni anno, fino a raggiungere il tetto dei 15 dollari/ora nel 2025. Entro il 2026, il salario minimo sarà lo stesso per tutti.

Una campagna referendaria all’ultimo sangue

Il referendum sull’Iniziativa 77 ha generato una campagna elettorale molto accesa, non solo in città, perchè il dibattito sulla questione degli stipendi dei camerieri è una battaglia nazionale che serpeggia in tutti gli Stati americani.

Gli elettori di Washington DC, quindi, sono stati sottoposti a mesi di forti e contrastanti messaggi sugli impatti dell’eliminazione di un salario minimo più basso per i lavoratori con mance. Camerieri, baristi e consumatori sono stati divisi – e confusi – su cosa realmente accadrà.

Il comitato del NO

Da una parte, contro l’idea di equiparare i salari con lo slogan “Save our tips”: tutto il settore delle potentissime lobbies della ristorazione e del turismo, con lo spauracchio del fatto che l’iniziativa, se approvata, avrebbe costretto le imprese a chiudere e tagliare i posti di lavoro.

Il comitato del SI

Dall’altra parte, promotori e a favore dell’abolizione delle disparità salariali al grido di “One fair wage”: i gruppi per i diritti dei lavoratori, Restaurant Opportunities Center United (ROC United) in primis, interessati a sollevare migliaia di famiglie dalla povertà, senza danneggiare l’economia.

Secondo questi gruppi il salario minimo “sotto il minimo” è uno dei responsabili della crescente disparità di reddito negli Stati Uniti. Adesso, però, la crescita dell’occupazione nella ristorazione ha superato altri settori dell’economia e si prevede che continui a espandersi, quindi sembra un buon momento per intervenire.

In effetti, va detto che Washington è sempre più riconosciuta come una capitale della gastronomia, con tre 2 stelle Michelin, nove 1 stella, un’edizione dedicata e l’invito al viaggio di Michael Ellis, il numero uno della Guida Rossa.

Qual è la situazione attuale degli stipendi dei camerieri negli USA?

Finchè l’esito del referendum non verrà attuato, la situazione è che a Washington DC (e in molti Stati USA), la maggior parte del personale di sala dei ristoranti riesce appena a raggiungere il salario minimo. I lavoratori con le mance hanno il doppio delle probabilità di vivere in povertà.

In base alle leggi sul lavoro della città (che ora cambieranno), il proprietario del ristorante deve pagare al cameriere solo 3,33 dollari l’ora. Alla fine di ogni settimana, se il totale delle mance non raggiunge il salario minimo locale di 12,50 dollari l’ora, il ristoratore deve compensare la differenza: impossibile quindi superare la soglia.

GLI IMPATTI REALI

A pesare fortemente sulla confusione generata dalle due mozioni del referendum, il fatto che – in realtà – non ci sono molti dati per prevedere che impatto avrà l’eliminazione del salario “sotto il minimo”.

Attualmente alcuni Stati permettono alle imprese di pagare addirittura un salario minimo ancora inferiore a quello federale. Maine e Flagstaff, in Arizona, avevano recentemente abolito la pratica, ma i legislatori del Maine hanno poi invertito la misura prima che entrasse in vigore. Questo è prova del fatto che le lobbies dei ristoratori sono agguerritissime in tutta la Nazione.

Gli otto Stati pilota

Alaska, California, Minnesota, Montana, Nevada, Oregon, e Washington hanno vietato la pratica del doppio minimo decenni fa. La California non ha mai permesso un salario minimo “sotto il minimo”.

In questi Stati il tasso di povertà tra i lavoratori con mance è di gran lunga inferiore al tasso di povertà per i lavoratori con mancia in altri Stati. Qui, i ristoratori pagano senza problemi l’intero salario minimo a 1,2 milioni di lavoratori.

Secondo il National Law Occupation ProjectL’industria della ristorazione è forte nei sette stati senza salari minimi “sotto il minimo”, dimostrando che è economicamente fattibile eliminare le disparità senza danneggiare i posti di lavoro nei ristoranti e le vendite”.

Studi e ricerche

Gli economisti non hanno fatto proiezioni sull’impatto dell’abolizione del minimo, ma hanno analizzato cosa è successo negli Stati che l’hanno attuata.

Nel 2015 gli economisti della Cornell University hanno rilevato che i modesti aumenti del salario minimo “sotto il minimo” non hanno portato a una diminuzione di posti di lavoro.

Anche quando i ristoranti hanno alzato i prezzi del menu in risposta ad aumenti salariali, la redditività non è diminuita tanto da dover ridurre in modo significativo il numero di locali o il numero dei loro dipendenti.

Nel 2014 gli economisti della Florida State University e della Miami University hanno riscontrato un forte legame tra i salari più alti e gli utili complessivi più elevati e una diminuzione di posti di lavoro fulltime nei ristoranti inferiore all’1%.